 Il “punto” del Partito Democratico sulla vicenda Alitalia e Alitalia Maintenance System La vicenda Alitalia non è ancora conclusa e svela anzi col passar del tempo gli aspetti più controversi che da tempo stiamo denunciando. Il Governo Berlusconi, nel cosiddetto salvataggio della Compagnia di Bandiera, ha cancellato un terzo dei voli, un terzo dei posti di lavoro, un HUB importante come quello di Malpensa, ha ridotto all’osso alcuni aeroporti di periferia, per non parlare del fatturato e del giro d’affari del cosiddetto indotto aeroportuale, causando, di fatto, un impoverimento generalizzato del tessuto produttivo oltre che del servizio offerto ai cittadini.
Il ricorso alla Cassa integrazione e alla Mobilità in questo settore è cresciuto più della media nazionale, a testimonianza del fatto che l’operazione Alitalia poco aveva di industriale. In questo quadro, si inserisce la vicenda di AMS [Azienda di manutenzione e revisione motori ancora di proprietà di Alitalia in amministrazione controllata] che nonostante gli impegni assunti da Palazzo Chigi non ha ancora trovato una soluzione. AMS è il simbolo della scarsa attenzione di questo Governo per le attività produttive di elevato contenuto professionale. Di aziende come questa, infatti, ce ne sono una ventina nel mondo, tutte capaci di produrre fatturati e utili importanti e tutte in grado di essere considerate un centro tecnologico e d’interesse per il vettore a cui in un modo o in un altro sono collegate. Solo questo Governo e questa Alitalia non sembrano interessate ad un’azienda che ha l’enorme vantaggio di avere l’hangar accanto a quello dove sono parcheggiati gli aerei di CAI, ma, al contrario, sono interessati a inviare il lavoro in Svizzera, come è accaduto la settimana scorsa. AMS, per la qualità del lavoro che svolge, per la capacità produttiva e attrattiva che possiede, dovrebbe rappresentare il punto dal quale ripartire per costruire un polo di manutenzione aeronautica sull’aeroporto di Fiumicino. Le condizioni ci sarebbero tutte: ci sono le infrastrutture (7 Hangar), ci sono i mezzi, c’è soprattutto la professionalità e il Know how, dal momento che da cinquant’anni a Fiumicino si riparano e revisionano aeroplani di tutto il mondo. Quello che sta mancando è il Governo di questo sistema. AMS va salvata non solo perché ci sono 367 lavoratori, ma perché se non siamo interessati a salvare le aziende che possono farcela con le proprie gambe e che esprimono questa qualità e unicità, veramente non si comprende dove stiamo portando questo settore produttivo. A fronte delle novità, scaturite dall’incontro di ieri a palazzo Chigi, l’auspicio e’ interessante perché si può preservare per l’Italia ed il territorio un asset importante di alto valore professionale. Il futuro della Ams, potrebbe essere garantita da una cordata formata dall’ex manager della Finmeccanica, Maurizio Tucci, affiancato da una società israeliana di manutenzione motori, Bedek, con il sostegno di Investimenti Italia (Invitalia), società pubblica controllata dal ministero delle Attività produttive Ora c’e’ da verificare se alle parole e agli annunci corrisponderanno i fatti, come Circolo Aeroportuale e come Partito Democratico vigileremo sull’evoluzione della vicenda. 16.1.2010 |